images (22)Nell’epoca della società della trasparenza e dello spettacolo siamo tutti portati a mostrare, mostrare e mostrare ancora.

Ma cosa mostriamo, che fine ha fatto il confine tra palcoscenico e retroscena?

Si possono comunicare e mostrare in perfetta trasparenza fatti del retroscena (preparazione del palcoscenico, battute su chi assiste, prove ed esercitazioni come le bozze di una lettera)? La perdita del confine certo tra i due spazi ci trasporta in un eterno palcoscenico dove, come per forza di inerzia, restiamo attivati nel “mostrare” continuamente, in modo analogico ma con un sistema digitale, anche i comportamenti non idonei ad un palcoscenico, che arrivano così sul palcoscenico.

Se analizziamo i diari personali di Facebook vediamo che essi presentano confusamente la vita privata mischiata a quella lavorativa, a quella ludica, a quella sociale e via dicendo; fatto inconcepibile solo poco tempo fa, il diario privato di una persona era la sua anima, spazio individuale e personale che se visto da altri incuteva pudore e rispetto. Oggi, sui social, non esiste un confine ben  visibile che ti avverta di quale spazio tu stia varcando nella sfera altrui se non in parte in quanto indicato nel messaggio stesso tra i suoi meta dati. Spesso queste informazioni però mancano totalmente perché non siamo ancora educati a completare la comunicazione in maniera corretta.

Quando si usa il telefono, ad esempio, siamo educati consapevolmente a certe regole di connessione, un certo consenso operativo, pensiamo alla presentazione quando si risponde:

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A:“Pronto”

B: “Si, buongiorno signora, sono Rossi, la disturbo?”   

A: “No, si figuri mi dica pure…”

In questi primi atti comunicativi nasce il consenso operativo, molte informazioni o meglio meta-informazioni sono scambiate tra le parti, spesso anche inconsapevolmente come la lingua scelta, in questo caso nel momento stesso in cui si sente rispondere “pronto”, e non hello o halò, sappiamo essere la lingua italiana;

pensiamo al tipico “disturbo?” che negozia la disponibilità di controparte ad essere partecipe alla proposta di entrare in connessione per svolgere l’atto comunicativo.

Nel caso dei social alcuni aspetti ricordano la situazione della telefonata in viva voce, non sai mai cosa stia facendo l’altro, se sia in compagnia o meno, quante risorse cognitive sarà disposto a dedicare alla comunicazione? Oltre tutto i messaggi scritti restano visibili a chiunque, quelli “privati” possono venir mostrati ad altri, possono essere decontestualizzati, tanto che una nuova prossima funzione di cui si discute prevede la cancellazione automatica del testo inviato dopo un certo periodo di tempo, funzione però che non impedirebbe lo screen shot.

La diffusione del mobile, del web in piedi, seduti e finanche sdraiati e la convergenza dei media con il “always on line” ha tolto ogni limitazione tecnica al momento della connessione che, proprio perché esistente, aiutava a definire un livello minimo del contesto dal quale il nostro interlocutore operava (all’inizio solo un PC).

I ruoli incongruenti

Guardando con maggior attenzione al sistema web emerge un altro dato particolare:

images (24)i social sono gestiti da intermediari speciali, un pò spie un po mediatori prendendo spunto dalla definizione dei ruoli incongruenti di Goffman. Questi soggetti conoscono tutto del retroscena virtuale di ciascun internauta e, interlacciando i dati archiviati senza nulla perdere sia del palcoscenico che di quelli del retroscena, effettuano una profilazione degli utenti ad alta definizione, raggiungendo livelli di precisione mai pensati prima.

Google, Amazon, Skype e Facebook , ad esempio, vedono i comportamenti nel retroscena, vedono comportamenti che non faremmo mai vedere ad altri o che in determinate situazioni non faremmo vedere.

Una certa ricerca su google, indotta dalla curiosità su persone che non possono essere svelate al partner, o la ricerca di informazione su una persona che dobbiamo incontrare per lavoro al fine di poter capire quale consenso operativo sarà il più idoneo o la verifica di un prezzo di un prodotto che un conoscente vuole venderci, comportamenti che ci imbarazzerebbero e creerebbero interferenze anche gravi nell’attività comunicativa se fossero note a controparte.

L’orario e il tempo della connessione, il percorso e il tipo di attività, il “da dove” e con “cosa” mi connetto e quando interagisco o non interagisco, sono tutti indizi preziosi per interpretare la gestione dello spazio fisico e del tempo che sui social sembrano, a prima vista, ininfluenti perché rendono tutto trasparente, indefinito, apparentemente non ci sono limiti, ma questi limti, questa finitezza della comunicazione, era e resta un elemento fondamentale del codice che ne permette la decodifica corretta. Come nel caso della Stele di Rosetta dove solo la presenza di altre lingue, conosciute e limitate, ha potuto permettere un interferenza tale per cui si sono decodificati i significati dei geroglifici.

Un esempio simile, noto nel settore della grande distribuzione, è il monitoraggio del percorso di acquisto dei clienti dei supermarket tramite la pistola fai da te. Sapere in che successione fisica scegliamo i beni e quanto tempo passa tra una scelta e l’altra fa parte di un retroscena che nessuno è portato a comunicare ad altri, però queste sono informazioni determinanti del nostro comportamento e sull’interazione comunicativa tra le merci esposte e noi, ossia tra il venditore e noi.download (27)

Perché sottolineare questo aspetto? Perché è innegabile che questi dati fanno gola a chiunque voglia prendere la mira con precisione al momento di “spedire” un messaggio e per prendere la mira efficacemente serve comprendere come si sta muovendo il destinatario e quale traiettoria il messaggio effettuerà per arrivare a destinazione in modo corretto.

Spazio privato e trasparenza

Altri esempi di interazioni, nella quotidiana vita di ciascun utente “sempre connesso”, complicate dallo spazio del ricevente sono facili da individuare. Arriva un messaggio in chat mentre si è in una riunione importante che, in quel momento, è lo spazio del palcoscenico, se fossimo un attore a teatro durante la recita non verrebbe mai in mente di farsi vedere a sbirciare chi ci ha scritto e ancora meno a leggere il contenuto, il gobbo, per esempio, non si deve vedere anche se si sa che c’è!

images (27)Durante un litigo famigliare arriva l’avviso di un interazione sui social, ecco una buona scusa per evadere il litigio almeno formalmente.

Ci sono tantissime situazioni di questo genere che hanno invaso il nostro mondo. Con la nascita del telefono, attaccato per anni con un filo al muro, a certe ore non si chiamava perché la gente era a tavola o dormiva, c’era la cabina telefonica che creava un luogo appartato e se ricordiamo , all’inizio, c’erano le centraliniste che origliavano, nel tempo si sono consolidate regole sociali su come usare il telefono, a quei tempi quindi si chiamavano i luoghi e non le persone, lo spazio era predefinito mentre la variabile erano le persone, oggi si chiama direttamente la persona che resta predeterminata mentre lo spazio è variabile.

Regole assenti?

Oggi, regole sociali determinate a normare il consenso operativo nell’uso dei social non sembrano aver ancora preso piede, il comando delle operazioni resta lasciato all’anarchia individuale e alla grammatica del mezzo che si usa (Twitter ha la sua limitazione alla lunghezza del post) ed una certa anarchia permetta che pressoché tutto sia “pubblicato” e comunicato nel palcoscenico virtuale senza determinare quale palcoscenico si sta calcando, in una confusione di scenografie e palcoscenici che cambiano facilmente e repentinamente senza darci il tempo di cambiare l’abito del nostro personaggio adeguandolo al diverso contesto.images (2)

La infinita combinazione di possibilità che il social, privo di regole condivise, ci da, rende la comunicazione priva di un codice condiviso che la renda veramente efficace.

Abbiamo sicuramente avuto modo di incontrare alcune regole da osservare nel “non spazio” virtuale, dentro i social, spesso chiamata netiquette, ma siamo ancora lontano dall’aver codificato le regole d’uso nello spazio fisico reale  e questa indeterminatezza comporta conseguenze anche sull’efficacia della comunicazione virtuale e non è attualmente controllabile dal mittente il messaggio dato che risiede fisicamente in un luogo diverso!

3 Replies

  1. Il pensiero e l’equilibrio rumore-silenzio….
    Riflettere, rimuginare, meditare, valutare: attività della mente silenziose che non implicano altro movimento se non il lavorio costante di un’idea che si accavalla all’altra ma che può essere estremamente rumorosa se il suo fluire trova ostacoli.
    Con i social il pensiero individuale diviene collettivo e come tutte le azioni collettive ha bisogno di regole che evitino il sovrapporsi rumoroso e caotico (shitstorm) e permettano un silenzioso fluire di pensieri capaci di rimanere nell’alveo del conosciuto senza generare nuove rumorose idee.
    Dai tempi dei tempi non esiste alcuna comunità senza regole (più o meno condivise) e le società degli uomini non sono in grado di adempiere al loro scopo naturale senza di esse, regole per raggiungere il silenzio dell’ordine che blocca il rumore del disordine.
    Silenzio e rumore sono quindi effetti del contrasto tra autorità e libertà …
    l’autorità di un idea già data, certa e silenziosa, la libertà di un idea nuova, incerta e rumorosa …
    ideologia vs utopia …
    in un fluire continuo alla ricerca del giusto equilibrio.

    http://www.lundici.it/2014/12/lezioni-hopperiane-larte-del-silenzio/

  2. “Senza rispetto

    Letteralmente, rispettare significa distogliere lo sguardo. È un riguardo. Nel rapportarsi con rispetto agli altri ci si trattiene dal puntare lo sguardo in modo indiscreto. Il rispetto presuppone uno sguardo distaccato, un pathos della distanza. Oggi, questo sguardo cede a una visione priva di distanza, che è tipica dello spettacolo. Il verbo latino spectare, da cui deriva il termine “spettacolo”, indica un puntare lo sguardo voyeuristico, al quale manca il riguardo distaccato, il rispetto (respectare). La distanza è ciò che distingue il respectare dallo spectare. Una società senza rispetto, senza pathos della distanza sfocia in una società del sensazionalismo”

    Estratto di: Byung-Chul Han. “Nello sciame.” nottetempo. iBooks.
    Il materiale potrebbe essere protetto da copyright.

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