Internet_of_things_signed_by_the_authorArrivano i primi dubbi “economici” sul business della realtà virtuale e dell’internet of things, per ultimo se ne è occupato anche Christopher Mims dalle pagine del WSJ.

Il sunto della questione è questo:

Basta inserire nei prodotti un chip collegato in wifi al nostro smartphone per avere un prodotto nuovo, smart e vendibile? Per rispondere viene naturale pensare ai propri oggetti, alle recenti pubblicità e vetrine dei negozi e la risposta è quasi sempre: no, di per sè non basta…

Forni che cercano da soli le ricette per noi, Frigoriferi che ci avvertono della scadenza dei prodotti stoccati, rilevatori di gas o pioggia, delle onde del sonno ed un infinità di altre idee che mettono in collegamento noi (tramite terminali smart) e il mondo che ci circonda … alla mole interminabile di dati che già oggi ci travolge nel famoso #shitstrom (Byung Chul Han, Io apocalittico contro gli integrati della rete) si somma questa nuova onda che può avere un effetto tsunami o esaurirsi nel mare aperto.

La critica attuale alla realtà virtuale evidenzia che sono poche le applicazioni  veramente sviluppate, complete e utili, molte sono solo delle Beta e non sfruttano le capacità potenziali dei nuovi apparecchi. Come tutte le semplificazioni,  nella prima fase portano con se enormi attese e rumore, poi la delusione di non essere riuscite le dove ci si aspettava ed infine, nel periodo della maturità entrano nella nostra vita senza più far “rumore” rimediando i mezzi del passato e rimediando se stesse nella pragmaticità del necessario. Ciò che non semplifica viene scartato e solo ciò che semplifica il processo (e la nostra vita) sopravvive.

Un altro aspetto ancora poco chiaro è dove sia il business di questa semplificazione. Dove si annida il reale guadagno? Nel mondo virtuale delle app o nel mondo fisico dei prodotti?

Le aziende che producono terminali smart hanno deciso di finanziare con milioni e milioni di dollari gli sviluppatori di app perché senza di queste, gli evoluti ultimi modelli di terminali smart non hanno motivo di essere comprati. Molte aziende inseriscono i chip nei loro prodotti senza che questo comporti per l’utente un reale beneficio, spesso li possiamo definire inutili orpelli aggiuntivi come le decine di funzioni di forni, lavatrici e lavapiatti di cui nessuno di noi conosce l’utilità ne si preoccupa di conoscerla ne una volta saputa magari casualmente modifica il nostro corso d’uso del prodotto.

Guardandomi in giro e  soffermandomi sul mondo attuale dell’internet of things ho l’impressione di rivedere, in grande, la bolla della vendita on line e dei “portali” internet… un esserci per moda e non per necessità reale.

Alle aziende che stanno pensando a come affrontare l’internet of things perchè la loro azienda non resti al palo suggerisco di cambiare prospettiva, guardate ai vostri prodotti con gli occhi dei vostri potenziali clienti, guardate come usano i vostri prodotti e cercate di semplificarne l’uso … solo così l’internet of things potrà risultare un investimento riconosciuto dal mercato come utile e quindi remunerativo per voi, semplificate!

Aziende avvisate mezze salvate…

 

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